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Museo Paleontologico Dott. Dal Lago



Logo Comune Valdagno

MUSEO PALEONTOLOGICO

"DOTT. DOMENICO DAL LAGO"

 

 

CITTA' DI VALDAGNO

 Il Museo Paleontologico intitolato al dott.Domenico Dal Lago, ospitato nell'elegante Palazzo Festari, propone ai suoi visitatori un viaggio a ritroso nel tempo, alla scoperta di luoghi ed animali della vallata risalenti a quasi 300 milioni di anni fa. Le grandi modificazioni che hanno interessato l'ambiente nel corso delle ere geologiche sono rese più facilmente comprensibili grazie alla presenza di tavole a colori, abbinate ad ogni vetrina, le quali riproducono i reperti esposti all'interno del loro habitat naturale. 

Orario:
Sempre visibile
Ingresso: gratuito

Parcheggio auto:  posti: 60 Piazzale Schio (altri nelle vicinanze)

Distanza: da Recoaro Terme 15,4Km

 

 

 

 
Un piccolo spazio del Museo è dedicato ai ritrovamenti archeologici della zona, mentre all'aperto è stata allestita un'area didattica in cui hanno trovato collocazione la ricostruzione in legno di un sauro, una particolare piramide con tutte le formazioni rocciose della valle, piante fossili viventi ed alcuni pannelli illustrativi. Il museo esce anche sul territorio, organizzando gite tematiche per scolaresche e visitatori. Il Museo Civico "D. Dal Lago" nasce grazie alla donazione di una ricca collezione prevalentemente di fossili della Valle dell’Agno da parte del dott. Domenico Dal Lago.Il Museo viene inaugurato nel 1995 presso Villa Valle e trasferito a Palazzo Festari nel 1999. Oltre alla raccolta di fossili del dott. Dal Lago, il Museo custodisce materiali rinvenuti negli ultimi anni in occasione di scavi e di ritrovamenti occasionali e che interessano sia la geologia e paleontologia, sia l’archeologia. Il Museo fa parte della Rete Museale Alto Vicentino, costituita nel marzo 2001 e creata per valorizzare i musei, le realtà culturali e il territorio che le circonda.

 

 

PALAZZO FESTARI Corso Italia, 63 - 36078 Valdagno (VI)

Tel. 0445/424507-08 - Fax 0445 / 409724

 

Coccodrillo fossile
ORARIO VISITE

SCUOLE

su appuntamento tel 0445/412914 (Sig. Dario Salvi)

PER TUTTI

tutti i sabati dalle 16.30 alle 19.00 con esclusione del mese di agosto;
tutti gli altri giorni su appuntamento in particolare per gruppi e scuole.


L'ingresso al museo è gratuito.

 I responsabili del Museo sono disponibili:
lunedì - mercoledì - venerdì : 9.00 - 12.30
martedì -giovedì: 15.00 - 18.00

Per le visite è sempre disponibile una guida. L'ingresso è gratuito.

 

Biografia

Dott. Domenico Dal Lago (1842 - 1930)

Nel corso della sua vita il dott. Domenico Dal Lago è sempre riuscito a conciliare la sua professione di medico condotto con la grande passione per la geologia, hobby che lo rese noto negli ambienti scientifici nazionali ed internazionali grazie alla sue numerose pubblicazioni. A lui inoltre si devono le scoperte di importanti giacimenti fossiliferi nella nostra vallata (Rialto 1898, Novale 1899, Tommasoni 1901). Nel 1928 dona al Comune di Valdagno la sua ricca collezione di fossili con intenti prettamente didattici e scientifici.

Giovanni Meneguzzo (1831 - 1912)

Famosa guida geologica e profondo conoscitore della nostra valle è stato collaboratore dei più grandi geologi del tempo, noto anche per aver presentato nel 1868 al Congresso dei naturalisti italiani, tenutosi presso il Teatro Olimpico di Vicenza, la prima opera stratigrafica della vallata.

 

ILLUSTRAZIONE DESCRITTIVA MUSEALE

 

Il museo si compone di:

  • un pannello geologico stratigrafico della zona di Valdagno e Recoaro
  • un pannello "Evoluzione attraverso le ere geologiche della vita"
  • foto storiche e testimonianze del Dott. Dal Lago e di Giovanni Meneguzzo
  • pannelli con illustrazioni delle famiglie fossili
  • carte geologiche della vallata
  • vetrine complete di fossili e didascalie che testimoniano l'evoluzione geologica nella vallata dal Permiano al Miocene
  • vetrinetta con ritrovamenti fossili di Bolca
  • vetrinetta di minerali di M. Civillina
  • archivio con cassettiere contenenti fossili catalogati
  • vetrinetta con ritrovamento fossili di Grola
  • VETRINA N° 1

Basamento Cristallino (Pre-Permiano) (oltre 280 milioni di anni)

Si tratta di rocce metamorfiche, per lo più filladi quarzifere, che derivano da antichi sedimenti argillosi sottoposti ad enormi pressioni sviluppatesi in connessione alle fasi orogenetiche che hanno provocato il sollevamento di catene montuose. Sovrapposta alle filladi, attraverso una evidente superficie di erosione dovuta all'emersione dell'area, poggia la base delle Arenarie della Val Gardena.

  • VETRINA N° 2

Arenarie della Val Gardena (Permiano superiore) (240 milioni di anni)

Sono sedimenti di piana alluvionale, depositati da antichi fiumi che solcavano la nostra regione. In queste arenarie rossastre sono stati rinvenuti alcuni resti fossili di piante, impronte di gocce di pioggia e diverse impronte di tetrapodi, in particolare rettili.

  • VETRINA N° 3

Formazione a Bellerophon (Permiano superiore)

Nel Permiano superiore il mare invade l'area di Recoaro.

I depositi di questo antico mare sono riuniti nella Formazione a Bellerophon la quale prende nome dalla presenza di un caratteristico mollusco, il Bellerophon, appartenente ad una famiglia estinta di gasteropodi. Le rocce di questa formazione sono tuttavia molto povere di fossili e testimoniano quindi un ambiente inospitale e sfavorevole alla vita.

  • VETRINA N° 4

Formazione di Werfen (Scitico)

Si tratta di un insieme di arenarie fini, siltiti, calcari siltosi micacei depositatesi all'inizio dei Trias quando, dopo un brusco ritiro dei mare alla fine dei Permiano, una nuova trasgressione marina riconquista tutto il Sudalpino. La presenza di gesso e dolomie evaporitiche verso la fine dello Scitico è legata ad un ambiente marino poco profondo e con acque sovrassalate.

  • VETRINA N° 5

Formazione a Gracílis (Anisico inferiore)

Si instaurano in questo periodo delle vaste lagune fangose, localizzate lungo una fascia costiera ai margini di terre emerse situate a meridione. I depositi di queste lagune sono rappresentati da calcari marnosi, marne e siltiti che costituiscono la cosiddetta Formazione a Gracilis. Essa prende nome da un crinoide, il Dadocrinus gracilis di cui è particolarmente abbondante questa unità.

  • VETRINA N° 6

Strati a Volzia (Anisico inferiore)

Gli strati a Volzia, chiamati così per i numerosi resti di una pianta terrestre, la Voltia recubariensis, rappresentano il ritiro del mare sulla laguna della Formazione a Gracilis che via via si va interrando a causa del continuo apporto terrigeno da parte dei fiumi.

I fossili presenti in questa formazione manifestano caratteri ora continentali, ora salmastri o marini, come sempre avviene in questi ambienti di transizione. La presenza di una vasta terra emersa situata a meridione è testimoniata anche da alcune impronte di rettili, fra cui il Parasynaptichnium gracilis.

  • VETRINA N° 7

Calcare di Recoaro (Pelsonico)

E la più conosciuta tra le unità stratigrafiche triassiche del Recoarese. Si è deposta in un bacino marino chiuso non molto profondo e riparato dagli apporti terrigeni. La ricchissima fauna fossile dei Calcare di Recoaro, data principalmente da brachiopodi, crinoidi, bivalvi e gasteropodi, è famosa in tutto il mondo. La temporanea comunicazione di questo bacino con il mare aperto è documentata invece dalla rara presenza di ammoniti. Verso la fine del Pelsonico si ha poi un ritiro del mare dalla regione che provoca l'emersione del Calcare di Recoaro con conseguente incarsimento della parte più alta della formazione.

  • VETRINA N° 8

Conglomerato dei Tretto (Illirico)

Si tratta di depositi fluviali di materiali più o meno fini di piana alluvionale. In questi sedimenti sono state rinvenute oltre a strutture di disseccamento e tracce di gocce di pioggia, anche varie impronte di tetrapodi fra cui quella di un grosso arcosauro che, per la sua andatura essenzialmente bipede, può essere considerato l'antenato dei dinosauri.

  • VETRINA N° 9

Calcare a Sturia (Illirico)

Prende nome dall'ammonite Sturia sansovinii. E' un calcare terrigeno, scuro, fetido alla percussione perchè ricco di sostanza organica. E' il prodotto della sedimentazione in lagune poco profonde e poco ossigenate, tuttavia, malgrado la scarsità d'ossigeno in questi fondali, tali lagune erano rigogliose di vita. Possiamo trovare così anche in queste rocce fossili e microfossili quali brachiopodi, gasteropodi, bivalvi, coralli, foraminiferi e molte alghe.

  • VETRINA N° 10

Calcare di Monte Spiz e Formazione a Nodosus (Illirico-Fassanico)

Il Calcare di Monte Spiz rappresenta un deposito di piattaforma carbonatica in cui la sedimentazione avviene ad una profondità molto ridotta ed in una zona molto subsidente. Solo così infatti si riesce a spiegare la potenza di questa formazione che raggiunge i 200 mt. circa. Contemporaneamente alla deposizione dei Calcare di Monte Spiz una serie di faglie sinsedimentarie determinano dei solchi allungati in cui la sedimentazione sarà di tipo pelagico ed inquinata da materiale di origine vulcanica proveniente da aree emerse situate a Sud di Recoaro. Questo complesso sedimentario bacinale viene chiamato Formazione a Nodosus.

  • VETRINA N° 11

Vulcaniti ladiniche

Nel Ladinico superiore si assiste alla comparsa di numerosi centri vulcanici. Tutta l'area di Recoaro ne viene coinvolta determinando la formazione di potenti coltri di lave e materiali vulcanoclastici che colmeranno i bacini. Importante conseguenza di questa attività vulcanica è la mobilizzazione di minerali all'interno delle rocce con la comparsa di vaste aree minararie: esempio il giacimento dei M. Civillina.

  • VETRINA N° 12

Gruppi di Raibl e Dolomia Principale (Carnico-Retico)

Le rocce appartenenti al Gruppo di Raibl sono conglomerati, arenarie, siltiti ed argilliti derivanti dallo smantellamento delle formazioni sottostanti ad opera degli agenti atmosferici. Le aree emerse venivano erose, mentre le depressioni si riempivano. Sopra questa formazione si deposita un complesso carbonatico molto potente e stratificato che ha uno spessore di oltre 900 metri: la Dolomia Principale. Si tratta di un sedimento di mare di bassissima profondità esteso dalla Lombardia alla Carnia.

  • VETRINA N° 13

Calcari Grigi (Lias medio-inferiore)

Sono rocce calcaree stratificate alle volte bituminose per la presenza di sostanza organica e molto fossilifere, con fossili tipici di piattaforma marina poco profonda. Localmente la presenza di resti di piante testimonia una momentanea emersione dell'area, confermata anche dalle recenti scoperte di piste di dinosauri proprio all'interno di questa formazione.

  • VETRINA N° 14

Rosso Ammonitico (Dogger-Malm) e Biancone (Cretaceo)

Nel Giurassico medio una serie di movimenti tettonici porta all'annegamento della piattaforma dei Calcari Grigi e si ha la deposizione di calcari nodulari e fittamente stratificati con contenuto paleontologico, dato principalmente da organismi pelagici quali ammoniti e belemniti.

  • VETRINA N° 15

Livello Bonarelli (Cretaceo)

In occasione dei lavori del tunnel Valdagno/Schio è venuto alla luce fra il Biancone e la Scaglia Rossa uno strato roccioso poco affiorante in vallata e perciò non molto conosciuto. Esso costituisce il "Livello Bonarelli" che è caratterizzato da calcari scuri, fetidi alla percussione, ricchi di silice, sostanza organica e frammenti fosfatici. Questo livello si posiziona al tetto dei Biancone e le notevoli testimonianze di resti di pesci e minerali di silice e marcasite testimoniano un evento anossico (ambiente povero di ossigeno) verificatosi nel Cenomamiano e riconosciuto in tutta l'area meditterranea.

  • VETRINA N° 16

Scaglia Rossa (Cretaceo superiore)

Si tratta di rocce carbonatiche fittamente strafificate molto ricche di minuscoli gusci calcitici di foraminiferi planctonici. Oltre a ciò troviamo anche dei brachiopodi, belli esemplari di echinidi e denti di pesci.

  • VETRINA N° 17

Vulcanesimo paleogenico (60 milioni di anni)

Abbiamo in questo periodo un'intensa attività vulcanica concentrata in una particolare struttura vulcano-tettonica denominata "Graben dell'Alpone-Chiampo", costituita da una depressione allungata. La Valle dell'Agno era situata al di fuori di questa fossa, tuttavia interessata da una discreta attività vulcanica i cui prodotti effusivi venivano rimossi e risedimentati all'interno del Graben.

  • VETRINA N° 18

Tufiti eoceniche

Si tratta di materiale di origine vulcanica che periodicamente veniva trasportato dalle correnti marine all'interno del Graben e qui mescolato al normale sedimento carbonatico. Il fondale di questo Graben era colonizzato da diversi organismi i cui resti bene si sono conservati in queste tufiti. Due giacimenti riferibili a questo periodo sono stati scoperti dal Dott. Dal Lago. Si tratta del giacimento di Grola costituito da una lente di arenaria vulcanica ricca di fauna marina ed il giacimento di Rivagra che presenta una mescolanza fra molluschi marini e gasteropodi continentali che permette di intuire come questa area fosse localizzata in prossimità di una terra emersa e da questa alimentata.

  • VETRINA N° 19

Calcari Nummulitici (Eocene)

Si chiamano così per l'abbondante presenza di questi macroforaminiferi detti appunto nummuliti. Si tratta di calcari che si sono sedimentati all'interno del Graben in condizioni climatiche di tipo tropicale. Oltre ai nummuliti possiamo trovare anche coralli, crostacei, spugne, echinidi, bivalvi.

  • VETRINA N° 20

Orizzonte di S.Giovanni Ilarione

Affioramento di Grola-Tommasoni (Eocene medio) scoperto, studiato e divulgato al mondo geologico nel 1901 dal Dott. Domenico Dal Lago, cento anni dopo, con i lavori di sbancamento nella cava, è ritornato interamente alla luce con testimonianze fossili conservate in modo del tutto insospettato (Gasteropodi, bivalvi e soprattutto interessanti ritrovamenti di crostacei).

  • VETRINA N° 21

Il giacimento di lignite del Monte Pulli

Questo giacimento dell'Eocene medio è costituito da una serie di strati di lignite intercalati a scisti bituminosi e materiali litici per uno spessore di ottanta metri circa. La sua genesi potrebbe essere attribuita alla presenza di una baia con grande apporto di resti vegetali di tipo continentale che periodicamente veniva sommersa dal mare, come testimoniano la presenza di fossili marini. Un importante ritrovamento dello scheletro di un piccolo esemplare di coccodrillo è stato rinvenuto nell'analogo giacimento lignifero dei Savignago presso Cornedo.

  • VETRINA N° 22

Le "Fosse" di Novale (50 milioni di anni)

Altro importante giacimento sempre dell'Eocene medio localizzato all'interno di una grande depressione nei Calcari Nummulitici. Tale depressione sarebbe stata occupata da un bacino salmastro parzialmente in connessione con il vicino mare. In questi strati di marne grigie ricche di vegetali fossili, sono stati trovati resti di pesci, molluschi ed anche un insetto, il Carabus novalensis. Oltre che per i fossili, le Fosse di Novale sono conosciute anche per la presenza, fra le sabbie di dilavamento delle rocce vulcaniche, di numerosi minerali: limonite, quarzo, zirconi e piccoli zaffiri.

  • VETRINA N° 23

Formazione di Priabona (Eocene superiore)

La formazione di Priabona è costituita da calcari e marne ricchi di fossili di ambiente marino non profondo. Sono rocce che rappresentano la riconquista del mare sulla terra emersa. Da ricordare è la sezione stratigrafica di riferimento europeo esposta al Passo di Priabona che ha dato nome al piano Priaboniano e che rappresenta l'Eocene superiore.

  • VETRINA N° 24

L'Oligocene e le "Scogliere" coralline

40 milioni di anni fa la distribuzione delle terre era ancora diversa da quella attuale. In Italia vi era un mare chiamato Tetide che si estendeva da est verso l'Oceano Indiano. Anche la posizione dei poli era diversa da quella attuale, così l'area della Tetide cadeva in piena fascia tropicale. Il territorio della nostra vallata era occupato da una vasta laguna con acque limpide, poco profonde e calde, mentre comincia a formarsi ed a crescere lungo l'attuale margine sud-orientale dei Berici una grande barriera corallina oltre la quale si era in pieno mare aperto.

  • VETRINA N° 25

Calcareniti di Castelgomberto (Oligocene)

Rappresentano i sedimenti che si sono depositati in questa laguna oligocenica. Si tratta di rocce ricche di fossili come coralli, bivalvi, gasteropodi, echinidi. La presenza di resti vegetali di origine continentale fa supporre che nella laguna dovevano esserci numerosi isolotti vulcanici più o meno grandi.

  • VETRINA N° 26

I depositi miocenici

Dopo un periodo in cui la nostra regione si è trovata in condizioni di emersione, all'inizio dei Miocene il mare riprende possesso di questo settore. I sedimenti che si depositano in questo periodo (20 milioni di anni fa) sono dati da sabbie di origine eolica a cui fanno seguito dei calcari ("Arenarie di Sant'Urbano") che contengono molti fossili indicatori di mare basso, come bivalvi, gasteropodi, echinidi e denti di pesce fra cui quello del gigantesco Carcharodon megalodon, antenato dell'attuale squalo.

 


 

Per raggiungere il "Museo Paleontologico" da Recoaro Terme consigliamo il percorso SP246  (distanza 10,2 Km tempo percorrenza in auto circa 14') Le indicazioni portano al parcheggio "Piazzale Schio" da cui comodamente si può accedere al museo per l'ingresso "posteriore" attraverso una scalinata in galleria.

 (Visualizzazione ingrandita del percorso)