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Hotel Verona

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Hotel in centro, vicino al Parco pubblico

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Albergo Ristorante Capannina

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Albergo vicino alle Terme, cucina con specialità locali

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Altri Alberghi e Strutture ricettive

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Albeghi, Appartamenti, Camere, Ristoranti, Pizzerie etc.

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Siti archeologici

Siti Archeologici nella Valle dell'Agno

Già da alcuni anni gli studiosi a seguito di indizi e reperti ritrovati in zona, hanno concentrato le loro attenzioni, sul territorio della Valle dell'Agno, dando vita in collaborazione con l'Università a progetti di studio e scavi in particolare su due zone particolarmente interessanti: quella di Campetto - Marana e più recentemente nella zona collinare sulla dorsale che collega il "Mucion" con M. Civillina, conosciuta anche in tempi più recenti per la presenza seppur modesta di diverse miniere.

Sul primo sito data la rilevanza dei reperti ora custoditi nel museo Etnografico "Dr. Dal Lago" di Valdagno, esiste un progetto per la realizzazione di un "Parco Archeologico" , mentre il secondo sito è stato aperto molto più recentemente.

 

Muciòn abitato da più di 3 mila anni

LA SCOPERTA: Gli scavi archeologici a Monte Magrè hanno portato alla luce strutture e reperti deli'età del bronzo

Studenti dell'università di Padova
hanno finito da qualche giorno (luglio 2012) il lavoro nella fascia collinare portando Metavlalir i alla luce un sito delX secolo a.C.

Feste e Manifestazioni


Le pricipali Feste e Manifestazioni sul territorio


 Presepi nelle contrade di Recoaro Terme

Presepi nelle contrade

a carattere ricorrente (annuale, periodo natalizio)

 Concorso fra le Contrade Recoaresi di rappresentazione della natalità.


Presepio vivente a Recoaro Terme

Il Presepio Vivente

a carattere non ricorrente (saltuario, 2/3 rappresentazioni nel periodo natalizio)

 

Rappresentazione della Natività, con personaggi reali in costume.


 Se brusa la Stria a Recoaro Terme

Se "brusa la Stria"

a carattere ricorrente (annuale) il 6 gennaio

Falò che brucia la "Stria" (la vecchia befana) preceduto dall'arrivo di folletti e gare di tiro alla slitta.


 Fora febraro, festa per chiamare l'arrivo della primavera

"Fora Febraro"

a carattere ricorrente (annuale)l'ultimo giorno di febbraio.

...tutti con coperchi, vecchie pentole, bandoti e bussolotti, falò e "botti".   Festa che dà l'addio all'inverno e reclama a gran voce l'arrivo della primavera.

l'antica usanza sfilata di quasi mille figuranti in abiti tipici del mondo rurale che ha uno stretto legame con la Chiamata di marzo e che risale ai primi secoli dell'anno Mille, quando i cimbri, provenienti dalla Baviera, si insediarono sulle aree pre alpine recoaresi, dell'Altopiano e della Lessinia.


 Chiamata di Marzo a Recoaro Terme

"Nemo a ciamar marzo" ( Chiamata di Marzo )

a carattere regionale, ricorrente (biennale, anni pari).

Festa delle genti, dei lavori e delle tradizioni di una volta, nella cultura Recoarese. Una sfilata di carri tematici (circa 50) rigorosamnte con vestiti d'epoca. Ogni carro ripropone scene di vita o lavori tipici di un tempo.


 Rindolando, mercatini d'altri tempi a Recoaro Terme

Rindolando

a carattere non ricorrente si svolge nel mese di Dicembre

Mercatino artigianale è un omaggio alla cultura e alla tradizione dell’Alta Valdagno e  con numerose bancarelle di oggetti di legno, statuine di pasta di pane, composizioni di fiori secchi e biancheria ricamata.


 

Festa della Montagna a Recoaro Terme

Festa della Montagna

a carattere ricorrente (annuale, generalmente a inizio giugno)

Una ricca serie di attività sportive, culturali e gastronomiche... Da non perdere!


 Festa dell'Acqua - Recoaro Terme

Festa dell'Acqua

a carattere ricorrente (annuale) si svolge nel periodo di Ferragosto.

 Ripercorre i fasti della località Termale nel  '800 con figuranti in costume d'epoca. Per grandi e bambini.

 Festa dei gnocchi con la fioretta - Recoaro Terme

 Festa dei gnocchi con la fioretta

a carattere ricorrente (annuale) si svolge nel periodo di Settembre.

La tradizione e la specificità dei gnocchi con la fioretta, ricetta prettamente Recoarese, viene celebrata con una festa dedicata, in centro a Recoaro Terme,

 

 

 

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Recoaro Terme : 20 aprile 1945

Il bombardamento alleato sul Quartier generale del Comando supremo Tedesco a Recoaro (20 aprile 1945).

....la resa della Wehrmacht in Italia


 Venerdì 20 aprile 1945, 56° compleanno di Hitler, il generale Heinrich von Vietinghoff-Scheel dette l'ordine di attuare il piano Nebbia autunnale, vale a dire il ripiegamento verso la fortezza alpina della 10ª e della 14ª armata, ormai semidistrutte dall'avanzata della 5ª armata americana e dall'8ª armata inglese nella Po Valley.

Alle 12.43 di quel giorno egli uscì con il suo staff dal bunker di comando di Recoaro Terme per andare a mangiare: il menù prevedeva minestra di fagioli. Ma appena fuori gli venne incontro l'inferno: Improvvisamente si udì il suono acuto delle sirene e subito dopo cominciò a cadere una grandinata di bombe. Una squadriglia di bombardieri, dopo aver volato dietro le montagne, piombò in volo verticale sulle nostre postazioni. In pochi minuti tutto finì. I bunker avevano tenuto, ma intorno si vedevano solo le macerie degli edifici e alberi sradicati. Le perdite umane furono numerose.

I B-25J e i Mustang avevano portato a termine la loro missione.

Qui di seguito intendiamo spiegare le ragioni di quel bombardamento, come esso si svolse e quali furono le sue conseguenze sul fronte italiano.

tratto da Recoaro 20 aprile 1945: il bombardamento del Comando supremo tedesco in Italia di Maurizio Dal Lago e Giorgio Trivelli

 

Recoaro Terme

Recoaro Terme è una piccola ma rinomata stazione termale. Essa si trova in provincia di Vicenza (Veneto) alla fine di una stretta valle ai piedi delle Piccole Dolomiti.

Protetta da alte montagne, Recoaro era strategicamente vicina sia alla valle dell'Adige (principale corridoio dei rifornimenti per il fronte e grande direttrice di un possibile ripiegamento verso nord), sia ai ministeri della Repubblica di Salò (dislocati tra il lago di Garda, Verona e Vicenza).
Soprattutto da Recoaro si poteva raggiungere agevolmente la nuova linea del fronte, approntata dal Feldmaresciallo Albert Kesselring sulla dorsale degli Appennini (la Linea gotica).
Infine la stazione termale, grazie ai suoi numerosi alberghi, poteva agevolmente accogliere le circa 1500 persone (generali, soldati, ausiliarie) che componevano lo Stato Maggiore del Comando Superiore Sud-ovest e del gruppo d’Armate C, senza dover evacuare i residenti. Per tutti questi motivi Kesselring la scelse come nuova sede del suo comando poco prima dell'offensiva angloamericana della primavera-estate del 1944, che portò alla liberazione di Roma e di Firenze.

von Vietinghoff con ufficiali del commando supremo

Il Comando supremo Sud-ovest si trasferì quindi a Recoaro nel settembre del 1944 e vi rimase fino al 25 aprile 1945, dirigendo da qui tutta l'ultima fase della guerra.

L'operazione Sunrise

Dopo il fallimento dell'offensiva tedesca nelle Ardenne (dicembre 1944) le sorti della guerra in Europa erano definitivamente segnate. Lo stesso Hitler se ne rese conto e per questo dette ordine di fare terra bruciata sia in Germania sia nei paesi occupati. Se eseguito, l’ordine avrebbe causato la distruzione dell'apparato industriale dell'Italia del Nord.

Molte autorità tedesche, civili e militari, operanti in Italia compresero l'assurdità di tale ordine a guerra praticamente perduta. Ma capirono anche che esso dava loro in mano una carta importante, da giocarsi subito, con realismo e spregiudicatezza: infatti la salvezza delle industrie della Valle del Po nonché dei porti di Genova, Venezia e Trieste poteva diventare preziosa materia di trattativa e di scambio con gli alleati, con i quali si ricercarono subito intese segrete.
Nacque così, ai primi di marzo del 1945, l'operazione Sunrise, che ebbe come protagonisti da un lato il capo delle SS in Italia Karl Wolff e dall'altro Allen Dulles, dell'OSS operante in Svizzera. Sunrise avrebbe dovuto garantire la salvaguardia degli impianti produttivi e, contemporaneamente, provocare la resa anticipata delle truppe tedesche in Italia.

Wolff, per fare questo, aveva bisogno dell'assenso dei militari e in particolare del generale von Vietinghoff, che proprio il 10 marzo era subentrato a Kesselring nel comando del Gruppo d'Armate C. Il capo delle SS, pertanto, andò più volte a Recoaro per convincere von Vietinghoff della necessità della resa, soprattutto dopo il 9 aprile, quando iniziò l'offensiva finale alleata. I suoi sforzi, tuttavia, non approdarono a nulla. Von Vietinghoff, terrorizzato dalle possibili conseguenze del suo gesto, rifiutò di arrendersi (tuttavia, non dette l’ordine di fare terra bruciata nei territori occupati dalle sue truppe).

Poiché da Recoaro non veniva alcun segnale di resa, il 19 aprile gli alleati archiviarono l'operazione Sunrise, tanto più che essi stavano ormai dilagando nella pianura padana ed erano a poche decine di km dallo stesso Quartier generale di von Vietinghoff.

Perché dunque trattare ancora? Infatti il giorno dopo, 20 aprile, il Quartier generale tedesco fu l'obbiettivo di un attacco aereo violentissimo, portato da trentasei aerei americani.

Il bombardamento

Il comando della 12ª MATAF già ai primi di ottobre del 1944 aveva ordinato di fare alcune ricognizioni aeree nei giorni 9, 12, 13 e 15 dello stesso mese. Esse furono effettuate dal 3° gruppo di ricognizione fotografica sopra il Quartier Generale a Recoaro Terme – F 842833, nel raggio di due miglia. Si poterono così rilevare i dettagli logistici delle strutture e degli apparati di difesa predisposti da Kesselring nell'area delle Regie Fonti.

Infatti, proprio in previsione di incursioni aeree da parte degli anglo-americani, a partire dal luglio 1944 il complesso termale era stato oggetto di imponenti lavori di scavo e di fortificazione: i tedeschi avevano approntato una rete fitta e possente di bunker, ricoveri e trincee paraschegge, oltre a quattro gallerie lunghe complessivamente 450 metri. Il tutto era fornito di impianti elettrici, telefonici e telegrafici, che dovevano assicurare al quartier generale il massimo dell’efficienza nei collegamenti e nelle comunicazioni.

Gli americani, dunque, erano in possesso da tempo di tutte le informazioni per predisporre il piano di attacco nel modo più accurato.

La missione del 20 aprile fu portata a termine da due squadriglie di bombardieri B25-J Mitchell appartenenti alla MATAF (Mediterranean Allied Tactical Air Force).

La formazione di volo era composta da diciotto velivoli, divisi in tre box, che eseguirono sopra le Regie Fonti di Recoaro tre passaggi in rapida successione tra le 12,43 e le 12,44. Furono sganciate 135 bombe del tipo GP (General Purpose) da 500 libbre. Tutte caddero sugli edifici e sui bunker del Quartier generale tedesco che distavano solo qualche centinaio di metri in linea d'aria dal centro abitato, che non venne però mai colpito. In questo senso si trattò di una vera e propria operazione chirurgica.

I B-25J decollarono dal campo di aviazione di Rimini Miramare tra le 11,25 e le 11,35 am. Appartenevano al 340° gruppo bombardieri medi costituito da quattro squadrons e inquadrato nel 57° stormo da bombardamento della MATAF. Sei velivoli formavano la squadriglia n. 487, gli altri dodici costituivano la n. 486.

Bombardiere B25

La formazione era scortata da 18 caccia P-51 Mustang, appartenenti al 31° gruppo caccia dell’USAAF in forza alla 15a Air Force,. I caccia decollarono dalla loro base di Mondolfo (Pesaro), appena a nord di Ancona.

Il punto-obiettivo della missione era identificato in codice con la sigla F-840830 corrispondente al Quartier generale tedesco del Gruppo Armate ‘C’ a Recoaro Terme. Si trattava di un obiettivo insolito per i B-25J, che l’aviazione alleata impiegava in missioni contro ponti stradali e ferroviari, ossia contro opere strutturalmente e tecnicamente assai diverse dal complesso di edifici e manufatti del compendio termale di Recoaro.

Il volo in formazione durò all’incirca un’ora e un quarto e seguì una rotta sud-nord che passava sopra Ferrara, Legnago, San Bonifacio e Thiene, a una quota costante compresa tra i 10.000 e i 10.600 piedi: Le condizioni meteorologiche erano soddisfacenti, con cielo terso e buona visibilità, nonostante alcuni tratti di foschia presenti al livello del suolo. Sopra Thiene ( a nord di Vicenza) una stretta virata a sinistra, in direzione ovest, diede il via alla rapida discesa verso l’obiettivo. Il box di testa, ossia la sezione formata dai primi sei aerei della squadriglia di dodici, sorvolò la zona sud delle Fonti. Il secondo box (gli altri sei aerei dei dodici) sorvolò la parte centrale del bersaglio. A questo punto le bombe sganciate erano già 87. Con il terzo passaggio, compiuto a distanza di pochi secondi sulla zona nord delle Fonti dai sei bombardieri della squadriglia n. 487, furono centrati alcuni edifici chiave e parte delle difese antiaeree.

I tedeschi furono colti completamente di sorpresa dall’incursione dei B-25J e dovettero lamentare, come ricordato all’inizio, numerose perdite (i documenti indicano un minimo di tre morti e un massimo di 50/60. Quelli accertati furono 11). Anche le vittime tra i civili furono molte, perché 17 operai italiani rimasero sepolti all'interno di una galleria che stavano scavando vicino al bunker del Comando tedesco. Morirono anche altri tre civili. Complessivamente le vittime accertate furono 31.

Il risultato della missione dal punto di vista tattico e operativo fu giudicato dagli americani decisamente positivo, avendo martellato sei o sette costruzioni vitali, il covo del colonnello generale von Vietinghoff e del suo stato maggiore operativo e d’informazione.

Da parte tedesca, invece, si constatò che i bunker strategici erano rimasti praticamente intatti mentre danni assai gravi erano stati inferti a tutte le altre strutture delle Fonti recoaresi, costringendo lo Stato maggiore a ridislocare molti suoi uffici nei centri vicini.

Domenica 22 aprile 1945: la conferenza di Recoaro

Ma anche di fronte a questo durissimo messaggio degli alleati von Vietinghoff non dette segno di volersi arrendere. Non così Wolff che giocò il tutto per tutto per riprendere il filo dei contatti con gli angloamericani. Infatti egli arrivò a Recoaro alle 10am di domenica 22 aprile insieme con l'ambasciatore Rudolph Rahn e con il Gauleiter del Tirolo Franz Hofer per convincere il Comandante in capo della inevitabilità della resa.

Vietinghoff dovette riconoscere che la situazione era disperata. Ma, ancora una volta, non volle assumersi la responsabilità della decisione finale e lasciò che fossero gli altri ad esporsi per primi.

Naturalmente Wolff e Rahn dichiararono subito che era del tutto insensato continuare a combattere. Su questo punto concordava lo stesso Hofer che però insisteva nel porre condizioni politiche, quali l'incorporamento del Tirolo meridionale nella futura Federazione statale austriaca e la garanzia che i confini dello stato austriaco sarebbero stati quelli del 1938.

Wolff spiegò che gli Alleati non avrebbero accettato in nessunissimo caso richieste politiche di qualsivoglia tipo nel contesto delle trattative. L'intervento di Wolff irritò e irrigidì Hofer che subordinò ogni cosa all'accettazione delle sue condizioni. Si era ad un punto morto e, cosa ancora più pericolosa, Hofer poteva abbandonare la riunione e rivelare tutto a Hitler. Consapevoli del rischio che stavano correndo, Wolff e gli altri alla fine si impegnarono ad appoggiare presso gli alleati le richieste del Gauleiter, che dette quindi il proprio assenso alla resa.

Di fronte a questo fronte compatto von Vietinghoff alla fine cedette. Così a Recoaro le massime autorità civili e militari tedesche operanti in Italia decisero all’unanimità di deporre le armi. Erano le 7.25 pm di domenica 22 aprile.

Anche se dovettero passare sette giorni perché l’atto di resa fosse ufficialmente firmato a Caserta, si può affermare che forse mai un bombardamento di B-25J ottenne così tanto in così poco tempo. Infatti il gruppo d’Armate C fu il primo ad arrendersi in Europa, dove le armi tacquero solo il 9 maggio 1945.


Nota Bibliografica

E. Ago Rossi - B.E Smith, La resa tedesca in Italia, Milano 1980.Heinrich von Vietinghoff-Scheel, Appunti dell'ultimo comandante in capo tedesco in Italia, a cura di Peter Hattenkofer, Alessandro Massignani e Maurizio Dal lago, Valdagno 1997. M. Dal lago - G. Trivelli, 79~45. La fine della guerra nella valle dell'Agno, Valdagno 1999. G. Versolato, Bombardamenti aerei degli alleati nel vicentino, 1943-79,45, Valdagno 2001.

Ricerche storiche e allestimento della mostra all’interno del bunker a cura di: Roberto Besco Maurizio Dal lago Franco Rasia Centro Studi dell'A.N.A. Sez. di Valdagno

Materiale iconografico: National Archives - College Park - USA. Archivio Storico dei Comune di Recoaro Terme Museo della Guerra Rovereto

Il bunker è stato recuperato dagli Alpini del Gruppo di Recoaro A.N.A. Sezione di Valdagno

QUALE TURISMO ALPINISTICO SULLE PICCOLE DOLOMITI ?

Relazione del Convegno

 Si è concluso domenica 6 giugno,  verso le 17,00 sull’Alpe di Campogrosso a Recoaro Terme Vicenza,  il convegno dedicato alle professioni in montagna legate al turismo alpino. La struttura comunale dedicata alla Guida Alpina Gino Soldà, ben si presta a convegni e incontri sui temi della montagna.

L’incontro, fortemente voluto dalle guide alpine dell’Alto Vicentino del Collegio Veneto, vuole puntualizzare come lo sviluppo della montagna passa attraverso la professionalità dei suoi operatori.

Il continuo contatto con l’ambiente alpino, la grande conoscenza delle potenzialità di un territorio vissuto a fondo da chi è da sempre innamorato delle montagne, e che in montagna cerca la via migliore per una vita piena di passione e lavoro, può portare a buoni frutti.

In questo ambito la presentazione dell’opera di Gino Soldà, viene in aiuto alle nuove generazioni di Guide Alpine per mettere ancora una volta in risalto la bellezza della montagna, la sua forza di attrazione ad un pubblico sempre più vasto, che deve anche essere accompagnato nel rispetto di un ambiente che ha equilibri fragili e difficili da sostenere.

Le vie di arrampicata ideate da Gino, riscoperte negli ultimi tempi, con una richiodatura accurata  in sapore retrò, potrà fissare queste opere sulle pareti percorse dal noto alpinista, anche  per il futuro.

Resteranno a testimonianza per tutti con il loro alto valore storico ed alpinistico, diventando un esperimento ben riuscito di collaborazione tra enti pubblici Comunità Montana Agno –Chiampo, associazionismo CAI sezioni Recoaro Terme e Valdagno,  e professionisti della montagna, Guide Alpine.

Su questa traccia anche l’intervento di Max Siron, capo Gabinetto, dell’assessore al Turismo con delega alla Montagna Marino Finozzi, che ricorda come l’assessore sia molto legato alle Dolomiti Vicentine e Bellunesi, alle quali ha detto bisogna ridare dignità.

La montagna non può essere dimenticata, anzi dice Max Siron, il suo territorio così aspro e difficile, costudisce tesori e culture che vanno preservate, come del resto la cultura alpina e l’economia di montagna vadano sostenute e rinforzate quali presidi di valori antichi, quali cardine delle nostre genti.

La guida alpina Asnicar Paolo, rafforza il pensiero, che solo attraverso il coinvolgimento delle nuove generazioni ad un approccio reale con la montagna; visto cioè come una fonte di lavoro vera,  e favorendo lo sviluppo e la formazione di nuovi operatori in ambito alpino, si possa se davvero si vuole,  valorizzare tutta la montagna veneta. Solo con persone che ci vivono in montagna o che di montagna vogliono vivere si riuscirà a far decollare una realtà, quella Veneta non ancora conosciuta ed apprezzata a pieno.

Gianni Bisson, guida alpina, componente attivo del gruppo di lavoro, ricorda come la figura di Gino fosse stata mitizzata dalle guide della nostra valle.

Ffosse cioè anche fino a quando Gino era vivo, un punto di riferimento per tutto  il mondo alpinistico della provincia e del Veneto, spesso dice Gianni “ Ci si trovava in montagna con Gino anche ad arrampicare” e ricorda Gianni, “ come fosse sempre curioso, nonostante l’età, sulle cose che noi giovani alpinisti  si faceva!!” Gino era ed è rimasto, un esempio per tutti noi.

In questo ambito la richiesta fatta agli enti ed alle autorità presenti, da parte del presidente delle Guide Alpine del Veneto  Lio de Nes, si pone come primo passo verso un riconoscimento del valore delle guide alpine per il territorio montano, da cui devono risaltare collaborazioni concrete, volte a rivalorizzare e riaffermare il valore dei professionisti sulle nostre montagne.

Il percorso formativo di una Guida Alpina è sicuramente uno dei percorsi professionali più difficili in assoluto, a livello mondiale, dove l’esperienza e la didattica, spaziano tra la corretta esecuzione delle varie discipline sportive alpine che vanno dallo sci-alpinismo al fuori pista, dall’arrampicata sportiva alle ferrate, passando per le cascate di ghiaccio e l’alta montagna, senza dimenticare la media montagna e l’escursionismo.

Una serie di competenze quindi che devono rispondere ai più alti standard formativi e qualitativi a livello mondiale essendo il brevetto di Guida Alpina valido per il mondo intero.

Chiude il convegno un interlocutore di notevole esperienza come Vladimiro Riva del Consorzio Vicenzaè, deputato dalla regione alla promozione del territorio vicentino in ambito mondiale, il quale offre tutta la sua competenza per sviluppare dei programmi di  comunicazione e promozione di un  territorio montano che ha nelle sue particolarità, la sua ricchezza e la su specificità. Progetti concreti, con azioni mirate per far conoscere la montagna veneta attraverso la professionalità e qualità degli operatori veneti.

Restano sul tavolo delle domande importanti, suggerite da Bepi Casagrande, giornalista di Rai Tre, coordinatore e pungolatore del convegno!!!

Come possiamo insieme preparare i nuovi professionisti di domani ??

Come il segno lasciato da Gino Soldà può essere ripercorso  dai giovani delle nostre terre??

Può la formazione di figure professionali così importanti per lo sviluppo dei territori alpini e montani essere frutto di una sola passione individuale o possiamo intervenire per ampliare e offrire più assistenza ai giovani che vogliono intraprendere questa strada?? Possiamo  avvicinarci al sistema di aiuto alla professione messo in atto dalle regioni confinanti?? Riusciremo a formare professionisti di qualità che  potranno sviluppare le nostre montagne?? Investiremo, come regione Veneto in nuove risorse umane, in qualità delle professioni,  o resteremo sempre al traino??

A queste  e molte altre domande si dovrà a breve nel  futuro rispondere. In una regione dove il turismo la fa da padrone a livello nazionale, si riusciranno a destinare delle risorse per la formazione dei professionisti della montagna in modo adeguato, per valorizzare il potenziale della nostra montagna veneta.

Sono già iniziati i contatti con gli operatori a  vari livelli sia amministrativo che politico per formare un tavolo competente di lavoro con obbiettivi  reali e pratici, come la gente di  montagna si aspetta.

Passare quindi da secondi di cordata a primi di cordata, scegliendo quali vie fare!!!

Paolo Asnicar

Il Bunker del Comando supremo tedesco in Italia

Bunker del Comando supremo tedesco in Italia - Fonti Centrali di Recoaro Terme 1945

La storia della seconda Guerra Mondiale passa anche per Recoaro Terme, dove sul finire del conflitto il Comando supremo della Wehrmacht stabilì il suo quartier generale, trattando dopo poco la resa.

Di quel periodo rimangono alcune testimonianze che sono state raccolte in un libro e pochi manufatti fra cui il Bunker Tedesco restaurato pochi anni fà all'interno delle Fonti Centrali.



RECOARO: 20-22 APRILE 1945

LA FINE DELLA GUERRA IN ITALIA


Heinrich von Vietinghoff

La decisione del comando supremo tedesco di arrendersi fu presa a Recoaro Terme. Nella notte tra il 22 e il 23 aprile 1945, dopo un'intera giornata di discussione, il generale Heinrich von Vietinghoff-Scheel, comandante in capo del settore Sudovest e del gruppo di armate C operante sul fronte italiano, dette disco verde ai suoi plenipotenziari che subito partirono da Recoaro per andare a firmare la resa presso il Comando alleato di Alexander a Caserta.

Come si era giunti a questo atto che poneva fine alla guerra in Italia con largo anticipo rispetto alla fine della guerra nel resto d'Europa?


 

I tedeschi a Recoaro: la prima occupazione

Hotel Lelia

Le truppe tedesche si dislocarono nella stazione termale vicentina in due fasi distinte: la prima coincise con i mesi di ottobre 1943 - maggio 1944, la seconda con i mesi di giugno 1944 - aprile 1945.
Nei primi giorni di ottobre del 1943 giunsero a Recoaro trecento soldati tedeschi, per la cui sistemazione furono requisiti quattro alberghi, il "Lelia" dentro il perimetro delle Regie Fonti, il "Varese", il "Trettenero" e il "Firenze". Si completava in questo modo l'occupazione tedesca della Valle dell'Agno iniziata immediatamente dopo l'8 settembre.


soldati tedeschi a RecoaroFino a metà maggio dell'anno successivo le truppe tedesche, il cui numero diminuì a partire dal gennaio 1944, convissero con i funzionari e gli agenti della Direzione generale di Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno della Repubblica sociale italiana, con i funzionari e i militi del Comando centrale della Milizia della strada, con i funzionari e i militari di una parte del Sottosegretariato della Marina. Si trattava di quasi 800 persone che erano arrivate a Recoaro nel novembre 1943 a seguito del trasferimento in varie località dell'Italia del Nord del governo della Rsi e di tutti i ministeri romani. Per sistemare i nuovi arrivati e i loro uffici furono requisiti una sessantina tra alberghi e pensioni, nonchè alcune ville (in una di queste prese alloggio il tenente di vascello Eugenio Wolk, comandante del reparto segreto degli incursori "Gamma" della X° Mas, che aveva la sua base a Valdagno).
I partigiani, presenti già agli inizi del 1944 sui monti circostanti, erano ancora pochi e in fase di organizzazione e di armamento.

 

tedeschi in piazza a Recoaro

 

Pertanto essi non rappresentavano in quei mesi un problema grave per le truppe occupanti e per i fascisti di Salò, nonostante fossero già avvenuti alcuni scontri isolati.
Fino a metà maggio del 1944, dunque, Recoaro rimase una appartata e relativamente tranquilla retrovia dove il problema più impellente era rappresentato dai ritardi con i quali la Prefettura di Vicenza pagava i conti degli alberghi requisiti, dal momento che nessuno, nè i tedeschi nè i funzionari ministeriali, intendeva pagare il costo degli alloggi.

 


 

L'operazione "Sunrise"

divisa tedesca

Dopo il fallimento dell'offensiva tedesca nelle Ardenne (dicembre 1944) le sorti della guerra in Europa erano definitivamente segnate. Per questo Hitler aveva dato ordine di fare terra bruciata sia in Germania sia nei paesi occupati. Se eseguito, l'ordine avrebbe causato la distruzione di tutto l'apparato industriale dell'Italia del Nord.

 

L'ambasciatore Rudolph Rahn e il capo delle SS in Italia Karl Wolff compresero l'assurdità di tale ordine a guerra praticamente perduta. Ma capirono anche di avere in mano una carta politicamente importante: infatti la salvaguardia delle industrie della Valle del Po nonché quella dei porti di Genova, Venezia e Trieste erano, in previsione del "dopo", una preziosa materia di scambio con gli Alleati con i quali, all'insaputa di Hitler, si ricercarono contatti diretti. Nacque così, ai primi di marzo del 1945, l'operazione "Sunrise", che ebbe come protagonisti da un lato Karl Wolff e dall'altro Alien Dulles, del Servizio segreto americano (OSS) operante in Svizzera. "Sunrise" avrebbe dovuto garantire la salvaguardia degli impianti industriali e, contemporaneamente, provocare la resa-anticipata delle truppe tedesche in Italia.

 

divisa americanaPer ottenere tutto questo, però, era necessario l'assenso dei militari, cioè del generale von Vietinghoff-Scheel, che il 10 marzo era subentrato a Kesselring nel Comando Sudovest. Il capo delle SS era andato più volte a Recoaro per convincere il Generaloberst della inevitabilità della resa, e vi ritornò dopo il 9 aprile, quando era iniziata l'offensiva finale alleata. Wolff, infatti, era consapevole che l'avanzata sempre più impetuosa degli angloamericani nella pianura padana avrebbe ben presto tolto ogni significato all'operazione "Sunrise". I suoi sforzi, tuttavia, non erano approdati a nulla perchè Von Vietinghoff, non volendo essere accusato di alto tradimento e terrorizzato dalla prevedibile reazione di Hitler, rifiutava di arrendersi.Così, dopo alcuni giorni, avvenne quanto Wolff aveva previsto e temuto.

 

Poiché da Recoaro non veniva alcun segnale di resa, il 19 aprile gli Alleati annullarono "Sunrise" e, con essa, il tacito accordo di non bombardare la sede del comando supremo tedesco finché duravano le trattative. Lo prova il fatto che gli angloamericani, nonostante fossero padroni incontrastati dei cieli, avevano evitato di bombardare il comando di von Vietinghoff all'inizio della loro offensiva, come invece sarebbe stato logico che facessero per interrompere da subito ogni comunicazione tra Recoaro e il fronte e creare grave disorientamento nelle prime linee tedesche. Lo fecero venerdì 20 aprile.

 


 

Il bombardamento del 20 aprile 1945

B 25J in missione

Il bombardamento fu condotto da diciotto bombardieri B25-J "Mitchell" che, tra le 12,43 e le 12.44, sganciarono sugli edifici del Comando tedesco 135 bombe da 500 libbre ciascuna.

piano di volo delle squdriglia USAAF

I B-25J decollarono dal campo di aviazione di Rimini Miramare tra le 11,25 e le 11,35 am. appartenevano al 340° gruppo bombardieri medi, inquadrato nel 57° stormo da bombardamento della MATAF (Meditermnean Allied TactkalAir Force). La formazione era scortata da diciotto P-51 "Mustang", appartenenti al 31° gruppo caccia dell'USAAF in forza alla 15° Air Force. I caccia erano decollati da Mondolfo (Pesaro).

 


La loro rotta passava su Ferrara, Legnago, San Bonifacio e Thiene, a una quota compresa tra i 3000-3500 metri. Sopra Thiene virarono verso ovest per iniziare la "corsa" del bombardamento. Il box di testa, ossia la sezione formata dai primi sei bombardieri, comparve all'improvviso da dietro le colline e colpì la zona sud delle Fonti. Il secondo box bombardò la parte centrale del bersaglio.
Con il terzo passaggio, compiuto dagli ultimi sei bombardieri, fu colpita la parte nord delle Fonti.

bombe uguali a quelli sganciate nell'incursione a Recoaro

I tedeschi furono colti completamente di sorpresa dall'incursione dei B-25J e dovettero lamentare numerose perdite (i documenti indicano un minimo di tre morti e un massimo di 50/60).Anche le vittime tra i civili furono molte, perché 17 operai italiani rimasero sepolti all'interno di una nuova galleria che stavano scavando vicino al bunker del comando tedesco.

 

Il risultato della missione fu giudicato dagli americani decisamente positivo. Da parte tedesca, invece, si constatò che i bunker strategici erano rimasti praticamente intatti, mentre erano stati semidistrutti gli alberghi "Lelia" e "Dolomiti". In questo modo, nonostante tutto, la riunione che decise la fine della guerra in Italia potè
tenersi a Recoaro due giorni dopo.

 


 

22-23 aprile 1945: la resa.

generali tedeschi che parteciparono alla riunione

Alle 10.00 del mattino di una splendida domenica primaverile erano presenti nel bunker di comando di Recoaro il generale Heinrich von Vietinghoff-Scheel, l'ambasciatore plenipotenziario presso la Rsi Rudolph Rahn che era arrivato da Bolzano insieme con Franz Hofer, governatore (Gauleiter) dal Tirolo-Voralberg, il comandante delle SS in Italia Karl Wolff, il comandante della Luftwaffe Max Ritter von Phol. Nel pomeriggio la riunione fu allargata al capo di stato maggiore Hans Rottiger, al suo vice Moll, al tenente colonnello Viktor von schweinitz e all'SS - Gruppenfuhrer Eugen Wenner, aiutante di Wolff.
La riunione era stata fortemente voluta da Wolff e da Rahn per chiudere definitivamente nell'angolo von Vietinghoff e riprendere in extremis i contatti con gli Alleati.
Vietinghoff riconobbe che la situazione era disperata, ma, ancora una volta, non volle assumersi la responsabilità della decisione finale e lasciò che fossero gli altri ad esporsi. Naturalmente Wolff e Rahn dichiararono che era del tutto insensato continuare a combattere. Su questo concordava lo stesso Hofer che però insisteva nel porre "condizioni" politiche, come l'incorporamento del Tirolo meridionale nella futura Federazione statale austriaca.
soldati americani su una autoblindoWolff spiegò che gli Alleati non avrebbero mai accettato nessuna richiesta politica. Il suo intervento irrigidì Hofer che subordinò ogni cosa all'accettazione delle proprie condizioni. Si era ad un punto morto e, cosa ancora più pericolosa, Hofer poteva abbandonare la riunione e rivelare tutto ad Hitler. Consapevoli del rischio, Wolff e Rahn si impegnarono ad appoggiare le richieste del Gauleiter, che dette quindi il proprio assenso alla resa.
Vedendosi davanti questo fronte compatto, a cui si aggiunsero Rottinger e altri ufficiali dello stato maggiore, von Vietinghoff alla fine cedette pur tra molti dubbi e riserve mentali. Erano le 1.20 di lunedì 23 aprile 1945. Nella notte stessa i plenipotenziati tedeschi, Victor von Schweinitz e Eugen wenner partirono da Recoaro per la Svizzera e, dopo un viaggio avventuroso, raggiunsero Caserta dove firmarono la resa incondizionata il 29 aprile 1945. Il cessate il fuoco sul fronte italiano fu fissato per le ore 14.00 del 2 maggio.
Il comando Sudovest e il gruppo armate C furono i primi ad arrendersi in Europa.

 


 

Nota Bibliografica

 

E. Aga Rossi - B.F. Smith, La resa tedesca in Italia, Milano 1980.

 

Heinrich von Vietinghoff-Scheel, Appunti dell'ultimo comandante in capo tedesco in Italia, a cura di Peter Hattenkofer, Alessandro Massignani e Maurizio Dal Lago, Valdagno 1997.

 

M. Dal Lago - G. Trivelli, 1945. La fine della guerra nella valle dell'Agno, Valdagno 1999.

 

G. Versolato, Bombardamenti aerei degli alleati nel vicentino, 1943-1945, Valdagno 2001.

 

B 25j 'Mitchel'
Bombardiere americano B 25J

Guarda il VIDEO, clicca qui.


La Grande Guerra sulle montagne vicentine

Strutture dell'ECO MUSEO a Recoaro Terme.

Da un lavoro della Comunità Montana Agno Chiampo riportiamo alcuni accenni storici sui manufatti e le strutture recuperate al fine che la memoria non venga meno.

 

"Mi sembra doveroso ripercorrere le tappe di un lavoro, durato oltre dieci anni, che ha visto le comunità montane impegnate in uno sforzo collettivo di recupero di un grande patrimonio storico che rischiava di sparire
inesorabilmente. Il tutto ebbe inizio nel 1997 quando, grazie ad un contributo regionale, le comunità montane hanno censito i forti, le gallerie, le trincee, i cimiteri di guerra ed ogni altro manufatto correlato con le operazioni militari della Grande Guerra.
Nel 2000, tre comunità montane (Agno-Chiampo, Leogra-Timonchio e Alto-Astico e Posina) ottenevano un primo finanziamento di un progetto di “Ecomuseo della Grande Guerra delle Prealpi Vicentine”, che ha consentito l’avvio di concreti interventi di valorizzazione delle opere della Grande Guerra (tra cui il recupero della strada delle 52 gallerie sul Pasubio e la realizzazione dei centri di documentazione di Recoaro Terme e di Posina). Con legge “c.d. Ortigara” (n. 78/2001), le  quattro Comunità Montane dell’Alto Vicentino (Reggenza Sette Comuni e le tre suindicate) e la Provincia di Vicenza hanno costituito uno specifico gruppo di lavoro, con la supervisione della Soprintendenza ai Beni ambientali di Verona, al fine  di integrare gli interventi in un unico Programma Generale.
È ora auspicabile una promozione coordinata di questa preziosa risorsa, così che i vari siti, ciascuno con le proprie peculiarità, divengano nodi di una rete integrata e coesa che consenta di mantenere sempre viva la memoria storica e, al contempo, costituisca elemento di richiamo turistico per il territorio."

Dr. Fernando Manfron
Presidente Comunità Montana Agno-Chiampo

 

La Memoria della guerra per costruire la pace

 

La Grande Guerra nel territorio vicentino

 

Ecomuseo della Grande Guerra nelle Prealpi Vicentine

 

Museo “La vita del Soldato nella Grande Guerra” di Recoaro Terme

 

Vivere la memoria in quota

 

Il sentiero storico di Campogrosso

 

La caldaia delle streghe

 

Appuntamenti a Recoaro Terme e dintorni…

 

Oggi, a quasi cent’anni dalla fine del primo conflitto mondiale, le vestigia e i diversi segni della Grande Guerra che ancora vivono sul territorio dell’Altovicentino diventano elementi significativi di un discorso escursionistico complessivo, educativo e divulgativo. Educativo, perché destinato alle giovani generazioni e capace di rinforzare i contenuti acquisiti sui banchi di scuola, ma anche divulgativo, rivolto cioè a chi intende approfondire quella tragedia che fu la Grande Guerra, superando l’approccio nazionalista di quella storia, favorendo il dialogo internazionale e aiutando la costruzione di una comune cultura europea. Con questo spirito vanno ricordati quegli avvenimenti, quei sacrifici e quelle sofferenze dei soldati di un tempo ormai lontano; con sentimenti di gratitudine vanno riletti quegli olocausti e quei supplizi che furono espressione di una gioventù inviata a vivere, e morire, in condizioni irreali e per noi impensabili. Uomini di ogni credo politico, di ogni ceto e condizione sociale, amanti della libertà e della loro terra, accorsero da tutti i paesi, dalle città d’Italia e dall’estero, uniti in solidarietà e valore per servire la terra natia. Accomunati nel crogiuolo della trincea e della battaglia, incominciarono a conoscersi e a socializzare tra di loro sino a diventare fratelli. Fanti, alpini, bersaglieri, granatieri, artiglieri, cavalieri, genieri, trasmettitori, carabinieri, finanzieri, soldati dei servizi logistici, dai ghiacciai dell’Adamello alle arse trincee del Carso, dal Monte Nero al Pasubio, dal Monte Grappa al Novegno, dall’Ortigara fino, più sommessamente, a Campogrosso e alla Gazza, scrissero pagine di eroismo e di grande umanità. E noi invitiamo a percorrere quei sentieri della memoria e a visitare quei siti recuperati, con grande rispetto; per poter ascoltare con l’animo raccolto, in una trincea o in una caverna scavata nella roccia, le voci di Musil, Gadda, Ungaretti, Calamandrei che, attraverso le loro cronache, storie e poesie, richiamano la Pace e denunciano le nefandezze di una guerra. Perché in questi luoghi, su questi itinerari non si troverà l’esaltazione di una guerra, ma la spiegazione dei suoi meccanismi e orrori, al fine di contribuire a costruire e a diffondere, ri-pensando alla Grande Guerra, la cultura della Pace.

 

Le Prealpi Vicentine, delimitate dalla valle dell’Agno a ovest e da quella del Brenta a est, sono ancor oggi fortemente contrassegnate dalle testimonianze della Grande Guerra.

Questo contesto fu l’unico del fronte a subire per tutti i 41 mesi di guerra le sorti di uno stato di belligeranza, divenendo teatro di alcune tra le più sanguinose battaglie del conflitto culminate con l’”Offensiva di Primavera” (maggio - giugno 1916), meglio nota come “Strafexpedition”, probabilmente la più grande battaglia mai combattuta in montagna. I segni del conflitto appaiono ancora oggi in tutta la loro evidenza e costituiscono un tessuto di opere che, a novant’anni di distanza, manifesta ancora una straordinaria forza evocativa e di connotazione del territorio. In questi luoghi

la natura è natura trasformata dagli uomini, è storia. Un territorio, dunque, che assume il significato di memoria collettiva, il valore di bene culturale.

1915 - 1918 la Valle dell’Agno “Zona di Guerra”. Opere militari a ridosso del fronte Per comprendere il come e il perché della costruzione delle opere militari nelle nostre valli, dobbiamo esaminare l’organizzazione delle difese durante il conflitto, ed in particolare dopo la Strafexpedition, perché tutto era stato realizzato in funzione del supporto alle linee e alla manovra dell’esercito. All’inizio del 1918, le linee strategiche attivate nel territorio dovevano contrastare due direttrici d’attacco: da Nord attraverso la Vallarsa e da Est dalla Val Leogra e dalla pianura di Schio. Nell’aprile 1917 Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, dopo un sopralluogo, ordinò la costruzione di due linee strategiche a ridosso delle Zone principali di resistenza: un primo sistema difensivo, detto “Ortogonale 1” o “Destra Leogra”, e un secondo gruppo di linee successive, ortogonale al precedente, da Campogrosso al Pasubio, detto “Ortogonale 2”, che impediva i movimenti nemici verso la pianura veneta.

Le due linee Ortogonali si intersecavano sul Monte Civillina e costituivano compartimenti difensivi “corrispondenti […] bene a tutte le ipotesi strategiche […], non escluse le più catastrofiche ed inverosimili, quale ad esempio la caduta dell’intera barriera Pasubio- Novegno”. Dalle carte risulta evidente il collegamento tra linee di difesa e viabilità, in particolare quella minore, che doveva servire al rifornimento e non agevolare l’avanzata nemica, in caso di cedimento del fronte. Le strade erano tracciate sui versanti defilati alla vista ed al tiro nemico e tutti i ponti potevano essere interrotti nel giro di poche ore, in caso di sfondamento.

 

 

I rifornimenti del fronte. Strade, teleferiche ed acquedotti.

 

Uno dei problemi che i comandi degli eserciti dovettero affrontare nella Grande Guerra derivava dalla necessità di rifornire le truppe in linea di viveri, munizioni, acqua, energia elettrica, medicinali, combustibile, vestiario ed ogni altra risorsa per vivere e combattere in un ambiente ostile. Nelle Prealpi Venete il fronte si trovò subito sbilanciato oltre lo storico confine imperiale, privo di idonei collegamenti con le retrovie e i centri logistici in pianura. Si diede così il via a un vasto progetto di adeguamento e di costruzione di nuove strade. La necessità di trainare cannoni e obici sui passi e sulle cime costrinse i comandi della I Armata a realizzare un’incredibile rete stradale utilizzando migliaia di uomini, donne e ragazzi che sfidarono i pericoli della guerra e della montagna in un lavoro a volte rischioso. La valle dell’Agno si trasformò in un cantiere dove furono progettati e realizzati ponti, strade, gallerie, teleferiche, fontane ed acquedotti. Impegnativa fu la costruzione della strada da Merendaore a Campogrosso. Nel 1917 la strada proseguirà verso il Pian delle Fugazze prendendo, negli anni ’20, il nome di “strada del Re”. Tra il 1916 e il 1918 furono costruite le strade “camionabili” Parlati-Gazza, Valdagno-Passo Zovo, Valdagno-Civillina e i tre collegamenti con la valle del Chiampo per Crespadoro, Altissimo e Nogarole Vicentino. I rifornimenti su strada furono integrati su tutto il fronte alpino da un sistema di teleferiche. Anche nella conca di Recoaro Terme ne furono installate tre, due per la conca di Campobrun e una per Campogrosso. A guerra finita rimasero sulle nostre montagne le testimonianze delle battaglie, ma quello che cambiò più di ogni altra cosa il territorio e la vita dei montanari fu una nuova viabilità che migliorò la vita e il lavoro dei residenti ma pose anche le premesse del turismo.

 

 

La consapevolezza della straordinaria consistenza dei resti materiali lasciati dalla Grande Guerra, ma anche del loro grave stato di degrado, ha spinto le quattro Comunità montane dell’Alto Vicentino (Spettabile Reggenza dei sette Comuni, Leogra - Timonchio, Alto Astico - Posina e Agno - Chiampo) e la Provincia di Vicenza, con la preziosa attività di indirizzo della Soprintendenza ai Beni ambientali di Verona, a elaborare il “Progetto per la tutela e valorizzazione del patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale sugli Altipiani Vicentini”. La tutela e la valorizzazione di questo patrimonio si sono concretizzate attraverso l’Ecomuseo della Grande Guerra delle Prealpi Vicentine. Il progetto individua 19 ambiti prioritari di intervento, distribuiti su un territorio che comprende la gran parte delle Prealpi Vicentine: dal campo di battaglia dell’Ortigara alla mulattiera di arroccamento del Monte Cengio, dalla Hexenkessel del Cimone al complesso sistema di gallerie del Pasubio, dalle linee difensive dell’Alpe di Campogrosso alle fortificazioni italiane. Attraverso tale progetto si intende conservare e rendere leggibili i connotati riconoscibili della vicenda storica del territorio durante la Grande Guerra, ricercando al contempo la qualità dell’ambiente storico, naturale e antropizzato e la sua corretta fruizione collettiva. L’obiettivo generale che il progetto persegue è quindi quello di una “messa in opera della memoria” che punti a recuperare, prima ancora dei resti materiali, la testimonianza dei fatti. Un approccio “leggero” volto a conservare e rendere leggibile ciò che ancora rimane delle opere realizzate dagli eserciti durante la Grande Guerra, mettendo a sistema le specificità e le potenzialità presenti sul territorio. Ciò nella consapevolezza che la diversità di questi luoghi è un patrimonio irriproducibile e la scomparsa delle opere in essi custodite rappresenterebbe una perdita secca e irreparabile, non solo per la memoria della Grande Guerra, ma anche per l’identità stessa dei territori che le contengono. Una valorizzazione storica del territorio dunque, che si accompagna da un lato a una complessiva riqualificazione ambientale dei luoghi, e dall’altro, a un più generale programma di promozione e comunicazione strutturato su un sistema integrato di Centri di documentazione e punti informativi, distribuiti sul territorio.

 

 

Storia dell'Acqua Minerale e delle Bibite

Logo Recoaro Acqua e bibite

ACQUE MINERALI

Recoaro è un marchio con una lunga e forte tradizione sia per l'acqua minerale 'Lora' che nel mercato delle bibite gasate all'interno del quale è presente sin dai primi anni '50.

LORA DI RECOARO: L'ACQUA MINERALE

La sorgente
L'Acqua minerale Lora di Recoaro nasce dalla Conca di Smeraldo nell'Alta Valle dell'Agno ai piedi delle Dolomiti, a 880 metri d'altezza, in una delle località termali più famose per le cure diuretiche.

Le caratteristiche
Con un basso ed equilibrato contenuto di sali minerali e una quasi totale assenza di sodio, l'Acqua Lora di Recoaro è un'acqua minerale oligominerale che sgorga ad una temperatura di 7-8° C da sorgenti poste sul versante occidentale della Conca di Smeraldo, in un'area incontaminata e protetta. Proprio per le sue caratteristiche di purezza, leggerezza e provenienza termale, l'Acqua minerale Lora di Recoaro può considerarsi una preziosa alleata per il benessere quotidiano: si rivolge, infatti, ai consumatori attenti alla qualità dell'alimentazione e che manifestano un desiderio di rassicurazione circa l'origine dell'acqua che bevono.

Chinotto RecoaroLa storia
Le caratteristiche terapeutiche dell'Acqua minerale Lora di Recoaro sono riconosciute sin dal 1600, quando il governo della Repubblica di Venezia considera quest'acqua 'un bene inestimabile degno di attenta protezione'. Già alla fine del 1700 viene costruito il primo stabilimento termale intorno al quale, nel secolo successivo, sorgono alberghi, luoghi di intrattenimento, il Casinò e un albergo per i malati meno abbienti, finché agli inizi del 1900 diventa un'importante meta del turismo termale. Nel 1943 Recoaro Terme raggiunge il massimo di presenze turistiche della sua storia con ben 190 mila visite alle strutture sanitarie e termali, riconosciute per le indicazioni specifiche per la cura delle malattie renali.

Lo stabilimento
L'attività industriale dello stabilimento di Recoaro inizia nel 1927 con la nascita degli 'Stabilimenti Demaniali' di Recoaro S.p.A. che, oltre all'Acqua minerale Lora di Recoaro, contano una gamma di bibite e aperitivi di alta qualità apprezzati su tutto il territorio nazionale. Nel 1992 la società entra a far parte del Gruppo Sanpellegrino per passare poi, nel 1999, al Gruppo Nestlé. Oggi tutte le attività di imbottigliamento sono concentrate nel moderno ed attrezzato stabilimento posto ad un'altezza di 440 metri nell'Alta Valle dell'Agno a Recoaro Terme. Con un'area di oltre 67.000 mq. e 5 linee di produzione, gli impianti di Recoaro Terme hanno prodotto, nel 2001, oltre 156 milioni di litri.

Acqua Brillante - RecoaroI prodotti
Con una distribuzione basata su una rete di vendita dedicata e concentrata nelle regioni del Triveneto e dell'Emilia Romagna, l'Acqua minerale Lora di Recoaro ha inserito nuovi prodotti sia in termini di formati che di gusti per ampliare la gamma a disposizione in un mercato, quello delle acque minerali in bottiglia, sempre più competitivo. In particolare nel corso del 2000 sono stati introdotti il nuovo formato da 0,75 litri con tappo a vite, dedicato alla fascia alta della ristorazione e il nuovo gusto lievemente frizzante, per soddisfare le crescenti richieste di prodotti con un livello più basso di gasatura. Nel 2001 sono stati introdotti anche il nuovo packaging e la nuova veste grafica per la bottiglia da 1,5 litri di Lora frizzante, per renderla più elegante e maneggevole.
L'Acqua Brillante Recoaro rientra nelle bibite gasate toniche con una peculiarità distintiva rispetto alle altre: quella di poter essere bevuta sia da sola sia come complemento per la creazione di cocktails. Unica nel suo genere al confine tra il mondo dell'acqua e quello delle bibite, l'Acqua Brillante, è stata recentemente rilanciata con il claim 'Acqua Brillante, Gusto dissetante'. Grazie al suo gusto pieno e rotondo, è apprezzata soprattutto dalle donne.
Il Chinotto Recoaro è un prodotto di qualità e di grande tradizione a base del gustoso succo degli agrumi maturati al sole di Sicilia. Con un gusto deciso e inconfondibile, il Chinotto Recoaro sta riscuotendo un importante successo soprattutto presso un pubblico giovane, sofisticato e culturalmente elevato che ne apprezza la naturalità unita al sapore intenso.

La comunicazione
L'Acqua minerale Lora di Recoaro è da anni impegnata in importanti attività di sponsorizzazioni locali, al fine di rafforzare il legame con il territorio del Triveneto e fidelizzare il rapporto con i consumatori. In particolare, l'Acqua minerale Lora di Recoaro è fornitore ufficiale di Vicenza Calcio e Müller Verona, oltre che essere sponsor di importanti manifestazioni, quali Venezia Suono e la Maratona di Trieste.

 

Etichetta Acqua Minerale Lora - Recoaro

La storia di Recoaro Terme - in breve

Recoaro Terme, 7500 abitanti, in provincia di Vicenza, si trova a circa 500 metri sul livello del mare nella parte alta della Valle dell'Agno, ai piedi della catena delle Piccole Dolomiti, che racchiude ad anfiteatro la verdeggiante Conca di Smeraldo ai Piedi delle Piccole Dolomiti al cui centro sorge l'abitato urbano della cittadina termale. Dista 42 Km. da Vicenza ed è raggiungibile attraverso la strada statale 246 (uscita autostrada Serenissima A4 al casello di Alte-Montecchio, 30 Km. da Recoaro).

 

Il suggestivo ambiente naturale, con percorsi che salgono dalle colline fin sulle guglie più alte che toccano i 2000 metri, offre molteplici opportunità per escursioni, traversate ed ascensioni alpinistiche, e costituì, tra l'altro, la "palestra" iniziale per le celebri imprese di Gino Soldà, nativo del luogo e conquistatore, nel 1954, della vetta del K2.

La vicina località sciistica di Recoaro Mille è un'importante stazione invernale e luogo di villeggiatura estiva, dotato di vari impianti di risalita con cui si può raggiungere anche Monte Falcone (m. 1620), pure attrezzato per lo sci di discesa.

Ma Recoaro deve la propria fama principalmente alla presenza delle sue acque ferruginose che, scoperte e divulgate ancora nel XVII secolo, fecero della cittadina, soprattutto nel corso del secondo Ottocento, una stazione curativa e idrotermale tra le più rinomate d'Italia, frequentata durante l'estate dai più bei nomi dell'aristocrazia dell'epoca, da esponenti e personaggi illustri della cultura, della politica, dell'arte, tra i quali Giuseppe Verdi, Nietzsche, Giacomo Zanella, Radetzscky, Lamarmora, Mayerbeer, Ponchielli, molti membri della casa imperiale degli Asburgo e la Regina d'Italia Margherita di Savoia.

Fondati nel corso del XII e XIII secolo da gruppi di coloni bavaro-tirolesi, migrati massicciamente verso sud e portatori di una cultura germanica e di una parlata definita "cimbra", i centri abitati disseminati nella conca, tra cui il nucleo urbano centrale che avrebbe dato origine a Recoaro, sorsero dapprima come piccoli agglomerati di modeste dimore per quelle famiglie di boscaioli, minatori e dissodatori di terreni incolti che costituirono il primo ceppo di abitatori della zona, dediti alle attività silvo-pastorali e all'estrazione di metalli e minerali, particolarmente presenti e commercializzati soprattutto durante il XV secolo. Lo storico passaggio, da un tipo di economia montana di pura sussistenza ad un'organizzata e redditizia attività turistica, termale e ricettiva, si ebbe appunto con la valorizzazione delle fonti minerali e la realizzazione, attorno alla sorgente principale detta Lelia dal nome del suo scopritore nel 1689, il conte Lelio Piovene, di un vero e proprio compendio termale, dotato fra l'altro, a partire dal 1875, di uno stabilimento per le cure idro-balneo-terapiche all'avanguardia in Italia e competitivo, all'epoca, anche a livello europeo. Grazie al miglio

ramento dei collegamenti viari con il vicino centro laniero di Valdagno e la crescente fama delle acque curative, Recoaro vide rapidamente crescere e svilupparsi, attorno al vecchio nucleo centrale, una piccola ville d'eau con alberghi, locande, caffè e locali di intrattenimento che attirarono sempre più una clientela vasta e variegata alla ricerca di salute, relax e mondanità.

Intorno al 1920 fu avviata, nello stabilimento che sorge tuttora all'ingresso del paese, un'attività industriale di imbottigliamento dell'acqua minerale da tavola e delle celebri bibite con marchio "Recoaro" (Chinotto, Gingerino, Acqua Brillante, ecc.), mentre a partire dal secondo dopoguerra si registrò un progressivo mutamento nella tipologia dei villeggianti, via via più legati ad un sistema sanitario di cure convenzionate e con una provenienza a netta prevalenza padano-veneta.

Oggi Recoaro offre al turista e al curante un ambiente naturale e un patrimonio idrologico che, per le caratteristiche particolari del terreno e del sottosuolo, presentano una varietà e una quantità di aspetti del tutto singolari. Sono disponibili ed attrezzate per l'uso terapeutico nove sorgenti, cinque delle quali (Lelia, Lorgna, Amara, Nuova e Lora) sono situate nello stabilimento delle Fonti Centrali, mentre le rimanenti quattro (Giuliana, Capitello, Franco e Aureliana) si trovano in località distaccate. A seconda del contenuto e delle diverse proprietà, esse risultano efficaci nella cura di differenti disturbi tra i quali alcune malattie metaboliche e delle vie urinarie, sindromi iperuricemiche, cistiti, calcolosi, astenie, nevrosi, gastropatie e affezioni del fegato, reni, pancreas e vie biliari. Presso lo stabilimento delle Fonti Centrali sono inoltre disponibili: balneoterapia, fangoterapia, aerosol e inalazioni, trattamenti fisioterapici e assistenza medica.

 

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Programma Estate 2016

Quando Evento Dove Descrizione Sabato 20 agosto ore 20.30  CULTURA RECOARO T. loc. Campogrosso Erica e neve nel vento. Il nostro libero vagare in Scozia Racconto di viaggio Fino a  lunedì 22 agosto RECOARO T. Centro Neri Pozza Un mondo in miniatura Esposizione di miniature presso il Centro Neri Pozza in via Roma, 15. Orari di apertura: lun-mar-mer-gio 9.30-12.30 ven 9.30-12.30/15.30-17.30 sab-dom 09.30-12.30/15.30-18.00. Ingresso libero.   Domenica 21 agosto ore 8.00-17.00  VISITAGUIDATA RECOARO T. Uscita con il CS Le Guide... leggi tutto

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Museo Vita del Soldato nella Grande Guerra aperto

Dal 22 dicembre al 15 gennaio   Durante il periodo natalizio il museo sarà aperto tutti i giorni con orario 15.30-18.00.   Apertura anche il 24 dicembre, vigilia, con accesso attraverso l'ufficio IAT.  

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I.A.T. UFFICIO INFORMAZIONI

 Nuovo Orario di apertura: Ufficio I.A.T. di Recoaro Terme *Via Roma 15, 36076 Recoaro T. (VI)c/o Centro Cuturale Neri PozzaTel +39 0445 75070e-mail iat.recoaro@provincia.vicenza.it

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